La storia di Corigliano Calabro

Le antiche radici di Corigliano Calabro

La storia di Corigliano Calabro affonda le sue radici nell’VIII secolo a.C., quando la colonizzazione greca trasformò la piana alluvionale tra i fiumi Coscile e Crati in una fertile area insediativa. È qui che nacque la grande polis di Sibari, madrepatria culturale del territorio che oggi ospita Corigliano.

Sebbene i primi insediamenti organizzati risalgano al periodo greco, è solo intorno al 977 d.C. che si può parlare della nascita del borgo di Corigliano, un piccolo praedium che, grazie alla dominazione normanna, si trasformerà in una vera e propria cittadina fortificata.

Il Medioevo e il Castello di Corigliano Calabro

Il Castello di Corigliano Calabro, costruito alla fine dell’XI secolo da Roberto il Guiscardo, è il simbolo più riconoscibile della storia medievale locale. Nato come roccaforte difensiva contro la bizantina Rossano, attorno ad esso si svilupparono i primi rioni urbani: Portella, Castelluccio, Giudecca, Cittadella e le prime chiese del borgo antico.

Nel periodo svevo, Corigliano divenne centro agricolo e commerciale di rilievo. L’arrivo degli ebrei, favorito dalle leggi federiciane, diede impulso allo sviluppo demografico e culturale della città.

Corigliano Calabro tra baroni, carestie e santi

Tra XIII e XV secolo, il potere passò nelle mani dei feudatari. Il feudo di Corigliano venne amministrato da famiglie nobiliari che trasformarono l’economia incentrandola sulle rendite agricole. Tuttavia, il Trecento fu anche segnato da crisi economiche, carestie ed epidemie.

Nel 1475, San Francesco di Paola giunse a Corigliano e vi fondò un convento e un imponente acquedotto romano noto come Ponte Canale, per portare l’acqua alle principali piazze del borgo.

Età moderna: torri costiere, invasori e sviluppo urbano

Nel Cinquecento, Corigliano subì l’assalto del pirata Barbarossa nel 1538, ma riuscì a respingerlo grazie al conte Pietro Antonio Sanseverino. Per difendere il litorale si costruirono torri costiere come la Torre del Cupo, ancora oggi visibile.

Con l’arrivo della famiglia Saluzzo, ricchi mercanti genovesi, il centro urbano si espanse verso San Francesco e nacquero nuovi quartieri come Acquanova. Il Seicento vide opere di bonifica, strade rurali, la nascita dell’industria della liquirizia e un crescente commercio nella zona della Marina.

Il declino borbonico e la rinascita ottocentesca

L’inizio dell’Ottocento fu segnato dal crollo del sistema feudale e dall’invasione napoleonica. La soppressione dei conventi e la perdita delle rendite feudali portarono un temporaneo abbandono delle campagne.

Nel 1828, Giuseppe Compagna acquisì il feudo. Dagli anni Cinquanta dell’Ottocento in poi, Corigliano riprese a crescere grazie alla costruzione del Quadrato delle Fiere, all’arrivo della ferrovia ionica (1871), all’apertura di uno sportello della Banca Nazionale e al restauro del Castello voluto dal barone Luigi Compagna.

Il Novecento: bonifica, villaggi rurali e crescita urbana

Tra il 1920 e il 1930, Corigliano fu protagonista di importanti opere di bonifica che portarono alla nascita di sei nuovi villaggi: Frassa, Thurio, Torricella, Fabrizio, Apollinara e Cantinella. Oggi, queste zone sono veri e propri quartieri cittadini.

Nel secondo dopoguerra (1945-1970), l’espansione continuò con i rioni Ariella e Acquedotto, la redistribuzione delle terre agricole e la crescita di attività legate alla trasformazione dei prodotti agricoli.

Tra il 1960 e il 1980 si svilupparono ulteriori insediamenti come San Nico, Ministalla e Piana Caruso, che divenne meta estiva privilegiata. In quegli anni venne realizzato anche il Porto di Corigliano, mentre Schiavonea si affermava come località turistica e centro peschereccio tra i più importanti della Calabria.


Fonti e riferimenti storici

  • L. De Luca, Corigliano Medievale (1985)

  • F. De Luca, Notizie sul Castello di Corigliano Calabro (2000)

  • G. Santo et al., Il Castello di Corigliano Calabro (1982)

  • M. Candido (a cura di), Beni ambientali e culturali di Corigliano Calabro (2002)

  • T. Gravina Canadè, Le chiese raccontano (1995)

  • AA.VV., Guida Turistica della Comunità Montana Destra Crati (1997)

  • AA.VV., Per un Atlante della Calabria (1993)